Ama Dablam 2012
Gaetano Di Blasio
© 2011 Di Blasio Gaetano
Progetto spedizione alpinistica scientifica umanitaria L’AMADA BLAM E’ una vetta di 6856 metri che si trova in Nepal  27°51′40″N 86°51′40″E nella valle del Khumbu Himal, nel Parco Nazionale Sagarmatha (regione dell'Everest) e domina la valle del Dhud Koshi ("fiume di latte") che porta verso i campi base del Lhotse, dell’Everest ed altri picchi del Mahalangur Himal communemente identificato come Khumbu. Con  la sua silhouette elegantissima ed isolata questa montagna è il simbolo della montagna per eccellenza. Fin da Namche Bazar ( capitale scherpa ) essa rivela la sua bellezza agli occhi degli alpinisti e dei trekkers che salgono verso l'Everest, per poi svelarsi in tutta la sua elegante maestosità da Pangboche. Venne salita per la prima volta lungo la cresta Sud-Ovest nel 1961 da Michael Ward, Barry Bishop, Wally Romanes e Micahel Gill. La spedizione era guidata da Edmund Hillary, primo salitore dell'Everest, che definì l'itinerario staordinariamente difficile. Oggi l'Ama Dablam vede parecchi tentativi di salita ogni anno lungo la via Sud- Ovest; si tratta di un'ascensione di difficoltà medio-alta soprattuto legata alla quota elevata cui si svolge.  ASPETTO TECNICO DELLA SALITA   Le difficoltà tecniche raggiungono il V° grado su roccia e 60/70° su ghiaccio e sono concentrate nella parte alta della via. La via non presenta grossi problemi oggettivi svolgendosi prevalentemente in cresta, lunga ben 19 km. Il campo base è posto a 4800 metri, da qui si risale un pendio sassoso fino a raggiungere il campo base avanzato o campo 1 a circa 5700 m. Il campo 1 si raggiunge dopo aver superato una placconata ed è posto su una piccola area rocciosa pianeggiante della cresta. Abbiamo scelto questa strategia per evitare l’utilizzo di tende ed un campo base avanzato più basso a 5350 m che sarebbe risultato poi inutilizzato. Tra il campo 1 e il campo 2 la cresta si raddrizza tra gendarmi strapiombanti molto esposti. E' questa la parte tecnicamente piu' impegativa della salita. Superata la torre gialla grazie  ad una parete di V° si arriva alle strette cenge del campo 2 a circa 6000 m, circondato da precipizi; successivamente una ripida cresta nevosa conduce ad una nuova torre. Quindi alcuni tiri di misto, su canalini ripidi e ghiacciati ( 60/70° ) portano sotto la "cresta nevosa a fungo", una formazione bizzarra ma abbastanza stabile dove verrà montato, su un ampio e piatto spiazzo nevoso, il campo 3  a 6280 m; se non ci sara' la giusta sicurezza, il campo 3 verrà saltato. Da questo campo si sale su buona neve ghiacciata (40/50°) fino ai pendii nevosi sommitali. Il rientro sarà lungo la stessa via di salita. (continua)